L’archivio racconta. Memorie di famiglia nei documenti della persecuzione antiebraica

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L’archivio racconta. Memorie di famiglia nei documenti della persecuzione antiebraica
14/10 - 25/10/2026
Museo di Roma

In mostra una selezione di documenti originali provenienti dai fondi di famiglia custoditi dall’archivio storico della Fondazione Museo della Shoah. 

L’esposizione presenta una selezione di documenti originali provenienti esclusivamente dai fondi di famiglia acquisiti dall’Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah, risultato di oltre dieci anni di attività di raccolta, conservazione e valorizzazione delle fonti.

Il percorso riunisce undici fondi familiari e propone fotografie, corrispondenze, documenti amministrativi, certificazioni, quaderni e oggetti personali attraverso i quali ricostruire la persecuzione antiebraica nei territori italiani, dalla promulgazione delle leggi antiebraiche del 1938 alla Liberazione.

La mostra restituisce così alla ricerca storica una pluralità di esperienze individuali e familiari, evidenziando come la persecuzione abbia inciso sulla vita quotidiana, sul lavoro, sull’istruzione, sulle relazioni familiari e sociali, fino a portare alla clandestinità, agli arresti, alla deportazione e alla morte.

UNDICI FONDI, MOLTEPLICI ESPERIENZE DELLA PERSECUZIONE
Il percorso comprende nove testimonianze relative a Emma Di Veroli, Lea Polgar, Marco Di Porto, Attilio Lattes, Roberto Arbib, Nando Tagliacozzo, Pacifico Di Consiglio, Piero Terracina e Shlomo Venezia, oltre alla documentazione e agli oggetti riconducibili alle altre vicende familiari presenti nel percorso.
Tra i materiali esposti, particolare rilievo assume il vestitino di Emma Di Veroli, arrestata a soli due anni e tre mesi durante la razzia del 16 ottobre 1943 e uccisa all’arrivo ad Auschwitz il 23 ottobre. La sua storia rappresenta quella delle oltre duecento bambine e bambini deportati da Roma in seguito alla razzia.
Il fondo di Lea Polgar documenta invece gli effetti della legislazione antiebraica e l’esperienza della clandestinità della famiglia durante l’occupazione nazista di Roma.Accanto alle pagelle scolastiche recanti la dicitura «di razza ebraica» è esposto un documento relativo all’ospitalità della bambina presso un convento romano e un sacchetto nel quale Lea conservò alcune matzot, il tradizionale pane azzimo, portato dalla madre durante una visita nel 1944.
Le vicende di Marco Di Porto e Attilio Lattes documentano le conseguenze delle leggi antiebraiche e l’esperienza del rifugio durante l’occupazione nazista; mentre i materiali relativi a Nando Tagliacozzo restituiscono invece la diversa sorte dei membri di una stessa famiglia: alcuni riuscirono a sottrarsi alla deportazione, mentre altri furono arrestati e uccisi ad Auschwitz. Tra i documenti, le lettere e i biglietti clandestini del padre Arnaldo da Regina Coeli e dal campo di Fossoli.
La mostra dedica inoltre uno spazio alla storia degli ebrei di Tripoli attraverso il fondo di Roberto Arbib, con fotografie delle attività comunitarie e del movimento giovanile Maccabi, immagini delle Maccabiadi e la documentazione relativa al licenziamento conseguente alla legislazione antiebraica.
La figura di Pacifico Di Consiglio, protagonista della resistenza ebraica romana, è documentata attraverso fotografie, corrispondenza clandestina da Regina Coeli e un cucchiaio realizzato durante la detenzione e trasformato in arma. La deportazione di un’intera famiglia è al centro del fondo di Piero Terracina, arrestato a Roma il 7 aprile 1944 insieme ai genitori, ai tre fratelli, allo zio e al nonno paterno. Deportato ad Auschwitz, Terracina fu l’unico componente della famiglia a fare ritorno. Il fondo conserva fotografie familiari e una lettera minatoria ricevuta dalla zia Enrichetta Perugia pochi giorni dopo l’arresto.

IL FONDO INEDITO DI SHLOMO VENEZIA
Particolare rilievo assume la presentazione, per la prima volta, del fondo di Shlomo Venezia, conservato presso l’Archivio storico della Fondazione e finora inedito. Deportato ad Auschwitz nel 1944 e costretto a lavorare nel Sonderkommando, Venezia sopravvisse alla Shoah e nel dopoguerra dedicò una parte significativa della propria attività alla testimonianza, incontrando studenti in numerose scuole italiane.
La mostra presenta quaderni manoscritti utilizzati per la preparazione degli incontri con gli studenti e attestati di stima provenienti da istituti scolastici italiani.
Il fondo testimonia quindi non soltanto l’esperienza della deportazione, ma anche il ruolo assunto dalla testimonianza diretta nella trasmissione della memoria alle nuove generazioni.

GLI OGGETTI: LA DIMENSIONE MATERIALE DELLA MEMORIA
Accanto ai documenti cartacei, il percorso valorizza altre due testimonianze attraverso alcuni oggetti personali particolarmente significativi.
In una teca a lenta rotazione è esposta una valigetta contenente pantaloncini e guanti appartenuti a Leone Efrati (1916–1945), pugile ebreo romano tra i migliori pesi piuma a livello internazionale. Efrati, dopo la promulgazione delle leggi antiebraiche, rientrò dagli Stati Uniti per rimanere accanto alla famiglia. Deportato da Roma ad Auschwitz nel maggio 1944, morì nel sottocampo di Ebensee nell’aprile 1945.

All’ingresso della mostra è inoltre collocato un calesse appartenuto alla famiglia Calò, utilizzato il 16 ottobre 1943 per sottrarsi alla razzia.
Avvertiti dell’imminente rastrellamento, Anselmo Calò, la moglie Angelica Zarfati e i tre figli riuscirono a lasciare la propria abitazione e a raggiungere la zona di piazza Irnerio, dove trovarono rifugio presso una famiglia cattolica, riuscendo a sopravvivere alla persecuzione fino alla Liberazione.

DALLE CASE ALLA STORIA
La mostra si inserisce nel programma di acquisizione e valorizzazione dei fondi familiari promosso dalla Fondazione Museo della Shoah e rappresenta un’occasione per rilanciare la campagna “Dalle case alla Storia. Ogni documento può restituire una vita”, avviata nel 2025. L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che fotografie, lettere, documenti, diari e oggetti conservati nelle abitazioni private costituiscono una componente essenziale del patrimonio documentario relativo alla persecuzione antiebraica e alla Shoah. Attraverso la campagna, la Fondazione invita le famiglie a segnalare e mettere a disposizione dell’Archivio storico i materiali relativi alle proprie vicende, affinché possano essere conservati, studiati e resi accessibili, contribuendo alla conoscenza storica e alla trasmissione della memoria.

UN PROGETTO RIVOLTO ALLE SCUOLE
Una particolare attenzione è riservata alla dimensione educativa. Per tutta la durata della mostra sono previsti percorsi guidati gratuiti per le scuole secondarie di primo e secondo grado di Roma e provincia, in programma in orario mattutino e nel primo pomeriggio. I documenti esposti sono utilizzati come fonti per approfondire i principali passaggi della persecuzione antiebraica in Italia: dalle leggi del 1938 all’esclusione dalla vita civile e professionale, dalla clandestinità agli arresti, dalla deportazione alla resistenza e alla successiva elaborazione della memoria.

La mostra restituisce così alle testimonianze conservate negli archivi domestici la loro dimensione pubblica e collettiva: documenti e oggetti che, attraverso le storie delle famiglie, contribuiscono alla ricostruzione della persecuzione antiebraica e alla formazione di una memoria consapevole, affidata alla responsabilità delle generazioni presenti e future.

Informazioni

Luogo
Museo di Roma
Orario

dal 14 al 25 ottobre 2026
dal martedì alla domenica ore 10.00-19.00

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Biglietto d'ingresso

gratuito

Informazioni

Tel 060608 attivo tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e dalla Fondazione Museo della Shoah

Con il patrocinio di Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e Comunità Ebraica di Roma

A cura di Marco Caviglia, responsabile dell’Archivio storico della Fondazione Museo della Shoah

Servizi museali Zètema Progetto Cultura

 

Tipo
Mostra|Documentaria
Giorni di chiusura
Lun

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