Museo di Roma

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Acquaforte

Tecnica calcografica indiretta mediante la quale i solchi sulla lastra di rame sono provocati dalla morsura del metallo da parte dell'acido nitrico (detto anticamente aqua fortis). Si esegue coprendo la lastra con una vernice resistente agli acidi - a base di cera bitume e mastice - e si traccia il disegno a rovescio con una punta d'acciaio scalfendo lo strato di vernice. La lastra incisa viene immersa nell'acido, che "morde" le parti del metallo dove la vernice è stata tolta, per il tempo necessario alla profondità dell'incisione che si vuole ottenere. Concluso il bagno nell'acido si asporta la vernice e la lastra è pronta per essere inchiostrata e la stampa avviene con un torchio calcografico.
L'acquaforte divenne il procedimento prediletto dai pittori-incisori seicenteschi sia per la la maggiore facilità di esecuzione rispetto al bulino, dato che si lavorava su una superficie morbida, sia perché si prestava meglio a rendere effetti pittorici e luministici.

Acquatinta

Tecnica calcografica indiretta simile all'acquaforte per quanto riguarda la morsura dell'acido ma diversa per la preparazione della lastra. L'acquatinta si realizza ricoprendo la lastra con uno strato di grani di colofonia (pece greca), o bitume, zucchero, sale, che viene fatto aderire al metallo mediante il calore. Dopo aver asportato la vernice con una punta in corrispondenza del disegno che si vuole ottenere, la lastra viene immersa nell'acido che penetra negli interstizi fra i granelli e, giungendo a contatto con il metallo, lo intacca con un segno "spugnoso". In fase di stampa si ottengono toni sfumati che imitano gli effetti dell'acquerello.

Albumina

Procedimento di stampa fotografica ideato in Francia nel 1855 che ebbe grande diffusione e sostituì l'uso della carta salata. All'albume, separato accuratamente dal tuorlo, si addizionava il cloruro di ammonio; quindi si montava a neve e si metteva a riposo per alcune ore. Si utilizzava la parte liquida, rimasta sul fondo del contenitore, che veniva lasciata a fermentare. Successivamente si procedeva all'albuminatura della carta. Veniva usata una carta molto sottile e resistente all'acqua. I fogli venivano lasciati "galleggiare" sulla superficie del liquido e poi messi ad asciugare. Dopo questo trattamento la carta poteva essere conservata a lungo, fino al momento dell'uso allorché veniva sensibilizzata con una soluzione di nitrato d'argento; quindi veniva utilizzata per la stampa esponendola alla luce, poi lavata, virata all'oro, fissata e lavata nuovamente. La stampa all'albumina - che avveniva a contatto - si presenta lucida, a differenza di quella ottenuta con la carta salata che è opaca.
La novità di questo procedimento fu che lo strato di albume su cui poggiava l'immagine era separato dalle fibre della carta: è il primo tentativo di separare l'immagine dal supporto. Questo procedimento fu utilizzato per circa 30-40 anni e solo verso il 1880-1890 cominciò ad essere sostituito da materiali più pratici.

Biffatura

Graffi tracciati sulla matrice per impedire la stampa di ulteriori esemplari.

Bulino

Strumento d'acciaio usato dall'incisore dotato di una punta triangolare dai bordi affilati in grado di intagliare la superficie della lastra metallica (rame, zinco, acciaio) asportando il metallo e lasciando un segno netto. Indica anche la tecnica calcografica diretta che consiste nell'intaglio della lastra con tale strumento. La fase di inchiostrazione è identica a quella di una lastra incisa all'acquaforte. La stampa avviene con torchio calcografico.
L'incisione a bulino è la più antica tra le tecniche calcografiche: fu utilizzata infatti già dalla prima metà del XV sec. e il suo uso cominciò a decadere intorno alla metà del secolo successivo con la diffusione dell'acquaforte.

Calcografia

Il termine indica le tecniche di incisione in cavo su lastra; posso essere dirette (bulino, puntasecca, ecc.) o indirette (acquaforte, acquatinta, ecc.).
Nell'incisione diretta la lastra metallica viene scalfita direttamente con il bulino o la punta, mentre nell'incisione indiretta ci si avvale di un procedimento mediante il quale l'incisione della lastra avviene chimicamente grazie all'azione erosiva dell'acido nitrico.
Nella fase di stampa si utilizza un torchio calcografico.

Calotipo

Procedimento inventato in Inghilterra nel 1839 dallo scienziato William Henry Fox Talbot. Il calotipo (dal greco "bel prototipo") consente di trarre più copie positive dal negativo, al contrario del contemporaneo dagherrotipo che era un esemplare unico. Il calotipo, antenato del moderno negativo, era costituito da un foglio di carta trasparente immerso in una soluzione salina e in una di nitrato d'argento sensibile alla luce. Dopo l'esposizione nella macchina da ripresa, il calotipo veniva sviluppato, fissato per evitare che i sali d'argento continuassero ad alterarsi, lavato ed infine cosparso con della cera per rendere le fibre della carta più trasparenti e facilitare la stampa che avveniva a contatto su carta salata.

Carta

L'arte di fabbricare la carta fu scoperta dai cinesi nel II secolo d.C. Fu introdotta in Asia centrale ed in Persia dagli Arabi che ne appresero la tecnica dai cinesi. La prima cartiera sorse a Samarcanda; altre fabbriche furono impiantate poi anche a Bagdad, a Damasco, in Armenia, in Persia e in Egitto. Da qui la carta raggiunse i paesi del Mediterraneo, diffondendosi dapprima in Spagna, a Jativa, presso Valencia, nel corso del XII secolo, e poi in Italia, a Bologna, ad Amalfi, nel Friuli, ma soprattutto a Fabriano, nella marca d'Ancona. Questo fu il centro di produzione di carta più famoso anche per le migliorie tecniche apportate alla fabbricazione.
Materia prima per produrre la carta furono gli stracci di lino, canapa e cotone. Essi venivano dapprima lavati, divisi secondo la qualità e poi lasciati a macerare nell'acqua. Venivano poi tagliati a pezzi e portati al mulino. Qui erano sottoposti all'azione delle "pile a magli multipli". L'albero del mulino veniva munito di sporgenze di legno che servivano ad azionare magli e pestelli che si muovevano nelle vasche di legno contenenti gli stracci impregnati d'acqua saponata, fino a trasformarli in pasta. La pasta così ottenuta veniva trasferita nei "tini". Qui si immergeva un telaio di legno formato da una serie di piccole verghe di bronzo, dette "vergelle", distanziate tra loro di alcuni millimetri, tenute ferme da catenelle di fili di rame o di bronzo, detti "filoni". I cartai fabrianesi inventarono anche la filigrana. Il telaio veniva scosso più volte fino a che la pasta si depositava in modo uniforme. Si otteneva così un foglio che era poi steso ad asciugare su un feltro di lana. Più fogli intercalati da feltri si passavano sotto un torchio per eliminare l'acqua e permetterne il distacco. Per tutte queste operazioni era necessaria moltissima acqua, circa duemila litri per ogni chilo di carta. Per rendere la carta atta alla scrittura era indispensabile procedere alla impermeabilizzazione con una colla ottenuta dallo scarto della concia delle pelli. Quindi si procedeva alla lisciatura con una selce per eliminare tutte le imperfezioni.
La carta usata per le stampe d'arte si differenzia per alcune caratteristiche: deve avere infatti una superficie omogenea ed essere sufficientemente porosa ed assorbente, adatta a ricevere l'impressione delle lastre inchiostrate. Nei secoli passati i materiali più diffusi erano la carta a vergelle e la "carta giapponese" (più compatta e priva di vergelle). Anche oggi la carta migliore per la stampa d'arte è quella fabbricata a mano, derivata dalla macerazione degli stracci, con bordi generalmente sfrangiati.

Carta salata

E' il supporto su cui veniva stampato il calotipo. La stampa avveniva per contatto, mediante l'uso di un torchietto da stampa, tra la carta resa sensibile con una soluzione di nitrato d'argento e il negativo. Si esponeva successivamente la carta alla luce fino ad ottenere il grado di annerimento desiderato. In questa fase l'immagine acquisiva una tonalità rossastra; dopo essere stata fissata in una soluzione di tiosolfato di sodio prendeva un tono bruno e, se veniva virata all'oro, assumeva un tono più freddo tendente al porpora violetto. Comunque il colore delle fotografie realizzate con questa tecnica era assai vario a seconda della carta utilizzata o della formula impiegata per la salatura. Il procedimento calotipo-carta salata fu quello maggiormente utilizzato negli anni tra il 1840 e il 1860 per essere successivamente sostituito dalla stampa all'albumina.

Cinquecentina

Edizione di libri a stampa eseguita nel secolo XVI.

Collodio

Procedimento fotografico inventato in Inghilterra nel 1851 dallo scultore e fotografo dilettante Frederick Scott Archer per superare gli inconvenienti derivanti dall'uso della carta utilizzata come negativo nei precedenti esperimenti fotografici (calotipo). F.S. Archer utilizzò come negativo, al posto della carta, la lastra di vetro ricoperta con un sottile strato il collodio, una soluzione viscosa di nitrocellulosa in alcool ed etere combinata ai sali d'argento. La lastra veniva poi immersa in una soluzione di nitrato d'argento che, reagendo con i sali contenuti nello strato di collodio, formava una pellicola sensibile alla luce. Una volta sensibilizzata, la lastra veniva inserita ancora umida nella macchina fotografica e doveva essere esposta e sviluppata nel più breve tempo possibile, prima che il collodio cominciasse ad essiccare. Per tale ragione questa tecnica venne denominata "collodio umido". Infine si fissava l'immagine con una soluzione di tiosolfato sodico. Il negativo così ottenuto, anche se più fragile di quello su carta, permetteva una maggiore rapidità di stampa e una migliore fedeltà di riproduzione.

Colophon

O sottoscrizione è la formula con cui finisce ogni libro stampato nel XV secolo ed anche nei primi anni del XVI secolo, finché non compare l'uso del frontespizio. Stampato spesso in rosso, contiene di norma il nome del tipografo, l'indicazione del luogo e della data di stampa, spesso comprensiva del giorno e del mese, accompagnati talvolta dal nome del mecenate editore, dall'indirizzo della bottega e dalla marca tipografica.

Cornice

Uno degli elementi decorativi delle pagine di un volume o di una stampa d'arte. Può essere silografica o calcografica ed assumere denominazioni specifiche a seconda degli elementi raffigurati: architettonica (capitelli, colonne, edicole, statue, portali accompagnati da girari e festoni, ghirlande, medaglie, mascheroni, delfini, tritoni, sirene, amorini), istoriata (piccole scene narrative), manieristica (festoni, ricci, volute, mazzi di frutti, cartigli, lapidi, drappi, cornucopie, mascheroni, putti, conchiglie, volute, cariatidi), tipografica (sottili fregi formati da fiorellini, filetto, doppio filetto), vegetale (grottesche, serti di foglie e frutti, girari di foglie e fiori con uccelli, intrecci di foglie d'acanto, tralci di vite).

Dagherrotipo

Procedimento messo a punto da Louis Daguerre a Parigi nel 1839 che sancisce la nascita della fotografia. L'invenzione di Daguerre permetteva di ottenere riproduzioni fedeli della realtà con il solo ausilio di sostanze chimiche, della camera oscura e della luce senza dover ricorrere al disegno, fino ad allora unico mezzo di ripresa del reale. Consisteva in una lastra di rame argentato sensibilizzata con vapori di iodio e sviluppata ai vapori di mercurio che veniva montata in un astuccio sottovetro per proteggere la delicata immagine ottenuta. Il dagherrotipo forniva, direttamente sulla lastra, un'immagine positiva e non riproducibile del soggetto ritratto. Proprio per il limite di essere un unico esemplare, il dagherrotipo lasciò ben presto il posto all'antenato del moderno negativo fotografico: il calotipo.

Disegnatore

Autore del disegno che poi l'incisore esegue intervenendo sulla matrice. I termini più usati che indicano il disegnatore sono: delineavit (del. o delin.), designavit (design.), descripsit.

Editore

Agli inizi dell'era della stampa la funzione dell'editore, intesa come colui che procurava la pubblicazione di opere inedite considerate importanti per la storia della cultura ed inoltre ne curava la stesura del testo con intenti critici, era svolta dallo stesso tipografo (Manuzio, Giolito, Giunta, Elzevier, Estienne), poi mano a mano si distinse per assumere il significato di responsabile della pubblicazione nel suo insieme.
Per quanto riguarda la stampa d'arte, è la persona o ente che ha provveduto alla pubblicazione della stampa; il suo nome può essere accompagnato da appresso, apud, chez, divulgavit, excudit, ex officina; quando l'editore è anche stampatore si usavano i termini ex typis o ex formis.

Edizione

Insieme degli esemplari di un libro che risultano dall'uso di una identica composizione tipografica.

Esemplare

Ogni stampa facente parte di una tiratura.

Ex libris

Cartellino stampato o inciso posto all'interno di un libro che ne attesta il possesso o la provenienza, accompagnato o meno dall'impresa del possessore. Per estensione ogni forma, di solito una nota manoscritta, che notifica l'appartenenza di un volume ad un proprietario (personaggio, biblioteca, istituzione, ecc.).

Filigrana

Disegno, figura o parola che rimaneva impresso sul foglio di carta dal filo di rame o bronzo cucito in rilievo sulla trama dei filoni e delle vergelle al centro della metà superiore del piano del telaio; in questo modo la pasta di carta asciugando restava più sottile in corrispondenza del filo mettendo in evidenza il disegno. Questa tecnica, inventata dai cartai fabrianesi, rappresenta un marchio di fabbrica e serve a identificare la provenienza della carta, a datare manoscritti e a individuare il formato dei libri.

Filoni

Fili di ottone tesi ad intervalli regolari sul telaio, paralleli al lato minore, su cui si intrecciavano altri fili più sottili e numerosi, detti vergelle, in modo da formare la base su cui si depositava la pasta di cellulosa fino a costituire il foglio di carta. Durante l'asciugatura rimanevano impressi sul foglio, in tal modo, insieme alla filigrana, diventano gli elementi caratteristici per l'identificazione del formato di un libro.

Folio

Formato di un foglio di carta ottenuto mediante la piegatura in due parallelamente al lato corto per formare un fascicolo di 2 carte, con i filoni verticali e la filigrana al centro di una delle carte.

Formato

E' l'indicazione del modo in cui sono stati piegati i fogli di carta di cui si compone un volume. Dipende dalla misura originale della carta e dal numero delle piegature effettuate. I formati più diffusi sono: in-folio, in-quarto, in-ottavo, in-sedicesimo, ecc.

Fotoincisione

Stampa calcografica ottenuta mediante lastra metallica incisa con strumenti fotomeccanici.

Frontespizio

Pagina posta normalmente all'inizio di una pubblicazione che presenta tutte le informazioni inerenti il contenuto del libro (autore, titolo, note tipografiche). Nel progredire dell'arte della stampa si arricchisce della marca tipografica di una cornice, dapprima silografica e poi calcografica (entro cui viene racchiuso il testo stampato), del ritratto o dell'impresa dell'autore o del dedicatario.

Gelatina bromuro d'argento

L'uso della lastra al bromuro d'argento - detta anche lastra secca per differenziarla dal collodio umido - venne introdotto intorno al 1880. Il negativo veniva ottenuto stendendo sulla lastra di vetro uno strato di gelatina contenente un sale dell'argento - il bromuro d'argento - mescolanza che formava una vera e propria emulsione fotografica, simile a quella utilizzata nelle pellicole moderne. Le lastre così preparate potevano essere conservate fino al momento dell'uso. Grazie alla maggiore sensibilità delle sostanze chimiche utilizzate vennero superate le difficoltà operative della ripresa fotografica; la maggiore semplicità, la nitidezza dei particolari e l'istantaneità resero la fotografia un'impresa accessibile anche ai non professionisti soprattutto quando, nel nuovo secolo, avvenne il passaggio dal supporto di vetro a quello di celluloide per il negativo.
Contemporaneamente alla nascita delle lastre ad emulsione, si diffusero carte da stampa a sviluppo in cui l'immagine si formava non più attraverso ore di esposizione alla luce, ma mediante sviluppo chimico, dopo una breve esposizione. L'uso di queste carte permise di tirare molte copie e di e effettuare ingrandimenti, dato che la stampa non era più a contatto.

Impresa

Figura, accompagnata o meno da una frase (motto) spesso collegata per significato, che esprime in maniera allegorica un pensiero. Viene scelta da un personaggio, da una famiglia, da uno stato o da un ente come segno distintivo tanto da diventarne lo stemma.

Impressione

Operazione eseguita a mano o con torchi o macchinari al fine di trasferire sulla carta l'immagine tratta dalla matrice inchiostrata.

Impronta

Segno lasciato sulla carta dalla forte pressione del torchio sulla matrice nella fase di stampa calcografica.

Inchiostrazione

Prima della stampa la matrice viene ricoperta di inchiostro. Nelle matrici calcografiche l'inchiostro viene steso sull'intera superficie e quindi gradualmente eliminato dalla zone non incise. Nella stampa silografica l'inchiostro viene steso solo sui rilievi.

Incisione

Si distinguono vari tipi di incisione a seconda delle tecniche e dei procedimenti usati:
Incisione in cavo: indica quei procedimenti in cui vengono inchiostrati i solchi della matrice incisa. L'incisione in cavo può essere ottenuta in modo diretto se si utilizzano particolari strumenti (bulino, puntasecca, ecc.) o in modo indiretto quando si utilizza l'azione chimica corrosiva dell'acido (acquaforte, acquatinta, ecc.).
Incisione in rilevo: indica quei procedimenti (silografia, linoleografia, acquaforte in rilevo, ecc.) in cui si utilizza la tecnica di stampa in rilievo, poiché l'inchiostro viene trasferito sulla carta dai rilievi della matrice, cioè dalle parti non incise.
Incisione in piano: indica quei procedimenti (litografia, zincografia, ecc.) in cui la matrice non viene incisa e la stampa avviene con torchio litografico.
Fino a tutto il secolo XVIII si distinguono due categorie nell'ambito dell'incisione, l'incisione d'invenzione e l'incisione di riproduzione a seconda che il soggetto raffigurato sia stato ideato dallo stesso incisore o sia stato copiato da una precedente opera di altro autore.

Incisore

Artista che esegue il trasporto del disegno, eseguito dal disegnatore, sulla matrice incidendola in controparte. Veniva indicato con i termini incidit (inc.), incidebat; sculpsit o sculpebat (sc. o sculp.) nel caso di incisione all'acquaforte; fecit o faciebat (f. o fac.) se l'incisore è anche inventore e disegnatore.

Incunabolo

Termine (in cuna = dentro la culla) usato per i primi libri stampati, per convenzione prodotti entro il secolo XV.

Iniziale

O capolettera è la lettera dell'alfabeto posta ad evidenziare le parti in cui si articola il testo: può segnalare l'inizio di un libro, di un capitolo o semplicemente di un paragrafo. Deriva dall'uso manoscritto in cui le iniziali erano miniat. Può essere silografica o calcografica, rubricata (colorata di rosso), epigrafica (maiuscola imitante la scrittura capitale romana), filigranata (ornata da sottili disegni grafici), figurata (contenente oggetti personaggi o animali), abitata (il corpo dell'iniziale serve da contenitore a personaggi o animali), istoriata (contenente scene a carattere narrativo), parlante (illustrate da una figura il cui nome inizia con la stessa lettera dell'alfabeto).

Inventore

Ideatore del soggetto raffigurato nell'incisione. Veniva indicato con i termini inventor, invenit (inv.), pinxit.

Legatura

Tecnica di copertura di un libro. La legatura caratteristica dei primi libri a stampa fu quella in assi, tavole di legno coperte di pelle con impressioni a secco. Negli anni a cavallo tra il quattrocento ed il cinquecento si diffuse la legatura "aldina" (inventata da Aldo Manuzio), con il cartone al posto del legno, ricoperto da pelle di vitello con ornamenti molto semplici ottenuti attraverso la pressione di piccoli ferri a forma di foglioline e rosette, molto adatta al nuovo formato in ottavo che lo stesso Manuzio lanciò sul mercato librario. Tipi di legature famose furono quelle "a cassettoni", "a medaglione", la "Farnese", "à la fanfare", la "Grolier", "a ventaglio", "a merletto", "bodoniana", "neoclassica", "romantica", "liberty", ecc.

Linoleografia

Variante moderna della silografia, che utilizza una matrice in linoleum, di cui vengono inchiostrate le zone in rilievo.

Litografia

O zincografia. Tecnica di stampa in piano in cui la matrice, inizialmente in pietra e successivamente in zinco, viene disegnata con inchiostri molto grassi. In fase di stampa, che avviene con una macchina piana e non con un torchio, l'inchiostro aderisce solo alle parti grasse. E' un procedimento semplice e rapido, in cui l'artista dipinge o disegna come su un foglio. Messo a punto alla fine del XVIII secolo a Monaco di Baviera, si diffuse rapidamente in tutta Europa.

Maniera nera

O mezzatinta è una tecnica di stampa calcografica al negativo, perché la lastra di metallo preparata stampa in nero e il lavoro dell'incisore consiste nel fare emergere dal nero le mezze tinte e i bianchi. La lastra viene preparata con un pettine d'acciaio, detto "berceau" o "mezzaluna", passato su di essa in tutte le direzioni, per ottenere una granitura uniforme. Per far apparire il disegno, l'incisore raschia o attenua i segni precedentemente ottenuti. Tali zone, in fase di stampa, risulteranno chiare.

Marca tipografica

Segno con cui il tipografo e più tardi anche l'editore o il finanziatore contraddistingue i libri stampati da lui o per suo conto. La forma più antica è quella del suggello o sigillo tipografico posto insieme al colophon alla fine del volume, seguita successivamente dall'insegna araldica la cui collocazione si sposta sul frontespizio. Quando le figure dell'editore e dello stampatore si scindono, normalmente si trova la marca dell'editore sul frontespizio e quella dello stampatore nel colophon.

Matrice

Superficie di vari materiali (legno, rame, zinco, pietra, acciaio, ecc.) si cui viene tracciata l'immagine, che viene poi stampata mediante inchiostratura e pressione sul foglio. Si tratta della lastra nelle incisioni in cavo, o tavola di legno per le incisioni in rilievo.

Niello

Antica tecnica per decorare i metalli preziosi in cui le linee incise sulla superficie venivano riempite con una sostanza nerissima, detta nigellum, ottenuta dalla fusione di piombo, rame e zolfo. Il termine indica anche la prova su carta che l'orafo effettuava per verificare il lavoro di intaglio: prima di versare il nigellum nei solchi, li riempiva con una sotanza nera (olio e nero fumo) e poi premeva l'oggetto così inchiostrato su un foglio. Questa tecnica ha avuto un ruolo determinante nell'affermazione dell'incisione su metallo nel seconda metà del XV secolo.

Ottavo

Formato di un foglio di carta ottenuto mediante 3 piegature, la prima parallelamente al lato corto, la seconda parallelamente al lato lungo e la terza parallelamente al lato corto per formare un fascicolo di 8 carte, con i filoni verticali e la filigrana nell'angolo superiore interno lungo la linea di cucitura del fascicolo.

Privilegio

Autorizzazione, per un numero limitato di anni, alla stampa e commercializzazione dell'opera concessa dalle autorità ecclesiastiche o civili allo stampatore o all'editore.

Prova d'artista

Esemplare che l'artista stampa precedentemente e in aggiunta alla tiratura definitiva.

Puntasecca

Tecnica di stampa calcografica in cui la lastra viene incisa con punte di acciaio che sollevano ai margine del solco delle "barbe", sottili rilievi che in fase di stampa, soprattutto nelle prime tirature, creano un effetto di morbidezza e indeterminatezza del segno.

Quarto

Formato di un foglio di carta ottenuto mediante 2 piegature, la prima parallelamente al lato corto e la seconda parallelamente al lato lungo per formare un fascicolo di 4 carte, con i filoni orizzontali e la filigrana in posizione centrale lungo la linea di cucitura del fascicolo.

Serigrafia

Tecnica di stampa di origine cinese. La matrice è costituita da un tessuto di seta o nylon teso su telaio. Il disegno da stampare è realizzato coprendo zone di tessuto con vernici o materiali impermeabili. Il passaggio dell'inchiostro dal telaio al foglio sottostante avviene attraverso il tessuto nelle zone libere da vernici o colle.

Silografia

Tecnica di stampa in rilievo, che viene eseguita su una tavola di legno. L'incisione avviene scavando la superficie del legno con coltello e sgorbia nelle zone che sul foglio corrisponderanno ai bianchi. I rilievi (le parti non incise) vengono successivamnete inchiostrati con un rullo ed impressi sul foglio di carta mediante un torchio tipografico.

Stampa a caratteri mobili

Tecnica inventata in Occidente dal tedesco Johann Gutenberg intorno al 1440 e poi perfezionata in circa un decennio. Consisteva di tre elementi essenziali: i caratteri mobili di metallo fuso, l'inchiostro grasso ed il torchio tipografico.
Per la fabbricazione dei caratteri si seguiva questo procedimento: per ogni lettera o segno tipografico bisognava anzitutto fabbricare un "punzone" di metallo duro, ossia un bastoncino alla cui estremità era inciso in rilievo il carattere. Il punzone serviva a battere una "matrice" di metallo meno duro dove l'immagine veniva impressa in cavo. A questo punto si metteva la matrice in una forma permettendo così la fusione, in tanti esemplari quanti occorrevano per eseguire la stampa desiderata, di caratteri di metallo di stagno o di piombo sui quali il segno tipografico risultava in rilievo come sul punzone. La difficoltà consisteva nel trovare metalli e leghe di durezza diversa affinchè il punzone non si rovinasse troppo dopo aver battuto solo poche matrici, le matrici non si consumassero troppo rapidamente ed infine i caratteri si potessero facilmente inchiostrare e non si deteriorassero troppo in fretta con l'uso.
La seconda operazione era la composizione della pagina, il cui procedimento era il seguente: si prendevano i caratteri occorrenti da vari cassettini e si mettevano in un piccolo recipiente a forma allungata componendo una riga, all'incontrario di come poi risultava stampata. Le righe venivano poste in una tavoletta tra due interlinee che servivano a tenerle separate. Infine venivano raggruppate in una pagina e poi le pagine erano riunite in una forma. Le fasi successive erano l'inchiostrazione della forma attraverso un tampone, il posizionamento del foglio di carta sopra i caratteri ed infine l'utilizzo del torchio per imprimere i caratteri sulla carta.

Stampatore

E' l'esecutore materiale del processo di stampa.
Nel caso della stampa d'arte imprime con il torchio la matrice incisa o litografata. I termini utilizzati erano impressit (imp.) o stampò o si stampa.

Taglio

Superficie presentata dai fogli di un volume chiuso (taglio superiore o di testa, taglio davanti o concavo, taglio inferiore o di piede). Può essere colorato (con un'unica tinta), dipinto (se decorato con motivi figurativi a uno o più colori), dorato (con l'applicazione di una foglia d'oro), goffrato (inciso a caldo con effetto a rilievo), inciso (intagliato a freddo), marmorizzato (colore disposto a chiazze o a venature), spruzzato (colore a piccole macchie), ecc.

Tipografo

O stampatore è l'esecutore materiale del processo di stampa.

Tiratura

Corrisponde al numero di esemplari stampati insieme. Nella grafica moderna gli esemplari di ogni tiratura vengono contassegnati da una doppia numerazione, con il numero d'ordine del singolo esemplare e il totale di copie tirate.

Torchio

Macchina da stampa utilizzata per l'impressione delle matrici.
Può essere calcografico per la stampa delle incisioni in cavo, tipografico per la stampa delle incisioni in rilievo o litografico per la stampa da matrici ottenute con tecniche litografiche.

<strong>Torchio calcografico</strong>:
E' costituito da un rullo che esercita una forte pressione sul foglio da stampare posto a contatto con la lastra inchiostrata. Tale pressione spinge la carta dentro i solchi inchiostrati della lastra facendo in modo che l'inchiostro si trasferisca sul foglio.

<strong>Torchio tipografico</strong>:
I primi torchi, in uso dal XV secolo e utilizzati dalla comparsa dela stampa a caratteri mobili, erano sostanzialmente una pressa. Erano costituiti da un tronco a vite senza fine comandato da un volano e due piastre, una inferiore dove si appoggiava la composizione tipografica o la matrice silografica, e una superiore mobile che, attraverso l'azione della vite, esercitava la pressione necessaria alla stampa. Per azionare il torchio servivano due operai, uno per inchiostrare la forma con i "mazzi", e uno per preparare il foglio, esercitare la pressione attraverso l'azione della vite e togliere poi il foglio stampato. I primi torchi erano tutti di legno, in seguito, poichè il piano su cui si appoggiava la forma si logorava rapidamente, esso venne sostituito con una lastra di granito o di marmo. Con i primi torchi si riuscivano a stampare 500 copie in 12 ore. Nel corso de XVI secolo esso subì delle modifiche e dei perfezionamenti, tanto che gli operai riuscivano a tirare un foglio ogni venti secondi. La struttura del torchio rimase quasi inalterata fino alla fine del XVIII secolo. Oggi si usa il torchio pianocilindrico che è costituito da un piano di stampa metallico sopra cui scorre un cilindro rivestito di gomma su cui si aggancia il foglio.
Torchio litografico: La pietra o la lamina di zinco, su cui viene esercitata la pressione del foglio, sono montati su un piano scorrevole. La tecnica litografica ha sostituito in parte le più laboriose e costose operazioni di stampa calcografica.

Xilografia

vedi silografia

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